Per combattere il colesterolo si rischia l’impotenza

Che nel combattere il colesterolo si rischi l’impotenza potrebbe sembrare un’affermazione esagerata, tuttavia se avrete la pazienza di leggere l’articolo, forse vi convincerete anche voi!

”Villa San Giovanni (Reggio Calabria) – Dito puntato contro le statine al quarto congresso nazionale “Progressi in Andrologia” , che si tiene da ieri a Villa San Giovanni (Reggio Calabria) al Castello di Altafiumara. “Chi prende le statine per abbassare il colesterolo diventa impotente”, sostengono gli esperti. “Il 50% dei pazienti che arriva nei nostri studi a causa di problemi di impotenza, di perdita di libido e di disfunzione erettile dichiara di assumere farmaci a base di statine per abbassare il livello del colesterolo e per patologie vascolari.

Una volta sospesi i medicinali in questione i pazienti non hanno piu’ problemi alla sfera sessuale”. Lo afferma il prof. Andrea Ledda del dipartimento di scienze biomediche, dell’Universita’ degli Studi di Chieti e direttore scientifico del congresso. “Il meccanismo e’ semplice – spiega Ledda – le statine inibiscono la sintesi del colesterolo che e’ la sostanza dalla quale deriva il testosterone. Quest’ultimo e’ un ormone steroide del gruppo androgeno prodotto principalmente dalle cellule situate nei testicoli. Nell’uomo e’ deputato allo sviluppo degli organi sessuali e in quello adulto i livelli di testosterone hanno un ruolo fondamentale per quanto riguarda la fertilita’. Questo ormone regola anche il desiderio, l’erezione e la soddisfazione sessuale; ha, infatti, la funzione di mettere in sincronia il desiderio sessuale con l’atto sessuale vero e proprio, regolando l’inizio e la fine dell’erezione del pene. Un deficit di libido e’ spesso associato a una disfunzione del testosterone”. “Con le statine, dunque – rileva il prof. Ledda – si va ad interrompere un meccanismo fondamentale, la produzione del testosterone”.
Estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Testosterone.


“Recenti studi di farmacogenetica – riferisce il prof. Nicola Ilacqua, presidente del congresso – hanno dimostrato che il 65% dei pazienti che assume farmaci a base di statine non ne trae alcun beneficio. Oggi con troppa facilita’ si prescrivono questi medicinali i cui effetti collaterali sono molto pesanti. Le statine fanno parte dei cosiddetti “farmaci che ammalano” dietro alle quali le aziende farmaceutiche hanno costruito un businnes. Durante gli ultimi 50 anni l’industria farmaceutica ha promosso una incredibile campagna propagandistica, ingaggiando scienziati, agenzie pubblicitarie, media e medici, portando velocemente le statine ad essere una delle classi di farmaci piu’ vendute. Negli Stati Uniti non si ha difficolta’ a pubblicare studi che, invece, mettono in risalto gli effetti negativi che le statine hanno sulla salute di una persona soprattutto dopo molti mesi dalla terapia. In Italia siamo ancora lontani. Ma dai nostri pazienti abbiamo la prova quotidiana.”
(Fonte: Agi/Federfarma)

Ma l’effetto peggiore delle statine è che l’organismo viene privato del coenzima Q10 che è essenziale per il funzionamento del cuore.”

(fonte: http://www.massamagra.com/colesterolo-hdl-ldl-trigliceridi.htm)

Il Q10 è un importante antiossidante, autoprodotto dall’organismo e regolato in parte dall’ HMG-CoA e il suo esaurimento mette a rischio ossidativo l’intero organismo.

Una cosa che i medici non dicono e che ho appreso navigando in internet è che è della massima importanza che coloro che fanno uso di queste sostanze per ridurre il colesterolo, o anche chi ha smesso di prenderle, faccia subito integrazione di CoQ10.

E’ bene tener presente che il coenzima Q10 è liposolubile, quindi, va preso durante un pasto che contenga anche grassi polinsaturi.

Assumerlo con acqua non sortisce nessun effetto e sarebbe meglio prenderlo in sinergia con tutti i complessi vitaminici.

Secondo l’autorevole sito www.mednat.org, Big Pharma, come alcuni chiamano il cartello delle multinazionali farmaceutiche, sapeva almeno sin dal 1989 che le statine impediscono la sintesi del Q10 nell’organismo umano. Questo fatto è documentato nel brevetto della Merck (US patent 4, 933, 165). Né la Merck, né altre case farmaceutiche hanno però aggiunto dosi di Q10 alle loro statine. Il risultato: un numero elevato di morti attribuibili all’azione di questi medicinali, che ha costretto al ritiro delle statine da alcuni mercati.

Sulla pericolosità delle statine il lettore sicuramente ricorderà il caso Lipobay e dei pazienti deceduti a causa di questo medicinale ritirato dal commercio qualche anno fa.

A tal proposito riporto un estratto di un articolo pubblicato sul noto sito www.dica33.it :

”Tutte le statine (la classe di molecole a cui appartiene Lipobay) prescritte per il controllo del livello del colesterolo, hanno un raro effetto collaterale: la rabdomiolisi. E’ un fenomeno nel quale le cellule dei tessuti muscolari tendono a “rompersi”. Ciò può accadere sia a seguito di traumi che interessano i muscoli, o anche di sforzi molto prolungati, sia per l’azione di sostanze tossiche sia, infine, come effetto collaterale di altri farmaci diversi dalle statine. Un fenomeno però che si è dimostrato più frequente per la cerivastatina. Se la rabdomiolisi comporta una insufficienza d’organo o mette in crisi i reni perché non riescono a smaltire l’eccesso di sostanze riversate in circolo dal muscolo colpito, può avere conseguenze letali. Sono 31 i casi di decesso in America, una ventina nel mondo e tre in Germania. Ma il problema non è il farmaco in sé quanto la sua combinazione con altre terapie. L’associazione con il gemfibrozil, un farmaco che abbassa il livello di trigliceridi si è dimostrata effettivamente pericolosa in 12 dei pazienti americani morti, come pure nell’unico caso italiano.

Il farmaco viene ritirato lasciando però una cinquantina di vittime sul campo.”

Sul sito www.dottorperuginibilli.it vengono riportati ulteriori preoccupanti effetti negativi delle statite :

Ricercatosi della Scuola di Medicina dell’Università di Tulane hanno utilizzato la tomografia a raggio elettronico (EBT) per misurare la progressione nella formazione della placca di pazienti infartuati che assumevano le statine. L’EBT è un esame molto accurato per misurare le inclusioni di calcio nelle arterie. Contrariamente alle previsioni, i ricercatori hanno scoperto che la progressione del calcio delle arterie coronariche (CAC) era significativamente più elevato nei pazienti che assumevano le statine in raffronto a quelli che non le assumevano. I ricercatori hanno affermato: “Il continuo amunento del CAC potrebbe spiegare perché in alcuni pazienti non si hanno benefici con le statine, ma piuttosto un aumento del rischio di accidenti cardiovascolari”(Arterioscler Thromb Vasc Biol, April 1, 2004).
A questo punto viene spontaneo chiedersi: i vantaggi di assumere le statine, valgono i rischi?

Piero Nuciari

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